Marco Tronchetti Provera: perché questo accanimento?

Da ormai 13 anni Marco Tronchetti Provera è al centro di un turbine giudiziario e mediatico senza che le acque abbiano mai accennato ad una tregua. Si potrebbe parlare di vero e proprio accanimento, caso non raro in Italia, seppur eccezionalmente longevo.

Ma vediamo subito cosa è successo e quali sono, se ci sono, le ragioni di siffatta ostilità.

Snoccioliamo subito un numero che fa capire la portata della gogna: 18 avvisi di garanzia, recentemente, peraltro, svaniti come una bolla di sapone. Per l’esattezza, i primi di gennaio 2017 il gip Manuela Accurso Tagano ha accolto la richiesta di archiviazione del caso Telecom. Situazione delicatissima, che proviamo a riassumere per chi non la ricorda. Ai tempi, ossia nel 2006, si vociferava di un possibile accordo tra Telecom e NewsGroup di Murdoch; fu subito polemica con il Governo Prodi, da cui nacque una reazione a catena in merito alle ingerenze dello Stato sull’implementazione delle tlc italiane.

E subito dopo un’ulteriore bomba in merito alla spinosa questione delle intercettazioni telefoniche e dei dossier grigi: fascicoli e fascicoli su calciatori, politici, personaggi dello spettacolo e dello sport, compilati dal triangolo SISMI-Telecom-Polis d’Istinto, precisamente nei nomi di Mancini-Tavaroli-Cipriani. Ma anche in questo caso stampa, opinione pubblica e magistratura non hanno resistito alla tentazione Tronchetti Provera, conosciuto e per questo facile bersaglio contro cui sguinzagliare la pancia tradita degli italiani.

Inizia così l’indagine su Telecom e Pirelli, ree di non aver vigilato sulla propria security e sui metodi usati per avere le informazioni. Per di più, Tronchetti Provera fu personalmente accusato da Cipriani di essere il mandante di quei dossier, il cui fine era quello di “fornire elementi al presidente che potessero essergli di aiuto in difficili trattative societarie”. In tutto ciò, dobbiamo sottolinearlo, l’ormai ex presidente Telecom non era tra gli indagati, eppure era la sua faccia a riempire le prime pagine. Difficile stabilire un motivo, se mai se ne potesse razionalmente indicare uno: volto noto, come già detto, più sacrificabile rispetto agli esponenti del SISMI e a Cipriani stesso, i cui rapporti con la famiglia Gelli lasciano un alone di mistero.

Occorre infatti domandarsi perché la responsabilità di Tavaroli, ex braccio destro di Tronchetti Provera e reale mandante delle operazioni poco pulite di Cipriani, sarebbe dovuta ricadere sull’allora Presidente. Anzi, probabilmente ne era anche all’oscuro, per lo meno riguardo i veri scopi di quei dossier, la loro entità e i modi con cui le informazioni venivano raccolte.

Fu certamente forte la tentazione di entrare nell’acquisizione di Telecom e proiettarsi così su un piano di maggiore rilievo internazionale. Mossa che molto probabilmente sarebbe risultata fatale a chiunque, dati i manovratori ben più di potere rispetto al Presidente, eppure in quegli anni caldi in tema di intercettazioni, la colpa mediatica ricadde su un solo uomo, tra l’altro semi-estraneo ai fatti.

Non è mancato, anche in anni più recenti, chi ha cavalcato l’onda di Tronchetti-Provera/personaggio nell’occhio del ciclone. Si tratta della denuncia per diffamazione di De Benedetti, nel 2015, su cui il CEO Pirelli aveva detto che “è stato molto discusso per certi bilanci Olivetti, per lo scandalo legato alla vicenda di apparecchiature alle Poste Italiane, che fu allontanato dalla Fiat, coinvolto nella bancarotta del Banco Ambrosiano, che finì dentro per le vicende di Tangentopoli”. Anche in questo caso piena assoluzione giuridica, perché il fatto non costituisce reato. Stessa assoluzione con formula piena si è avuta per il caso Kroll, durante il quale Tronchetti Provera scelse di non avvalersi della sopraggiunta prescrizione e andare fino in fondo.

Molta carta spesa per il linciaggio, pochissima per raccontare la verità a vicende concluse e riabilitare Marco Tronchetti Provera agli occhi dei cittadini.