La Seconda Repubblica: 20 anni di crisi italiana

Per l’Italia il ventennio che è andato dal 1992 al 2012 è stato di piena e pura stagnazione economica: le diseguaglianze sociali si ampliano, la produttività torna indietro, gli stipendi sono stati in calo. Abbiamo registrato un’involuzione economica che non ha avuto alcun precedente in Europa. L’epoca in questione è stata chiamata Seconda Repubblica, per differenziarla dalla Prima, che ha avuto inizio nel 1948 e si è conclusa nel 1992.

Era il 1989 quando Achille Occhetto ha annunciato la possibilità di modificare il nome al PCI, dando il “la” ad una serie di modifiche che avrebbero caratterizzerato il polo progressista del nostro paese per i successivi 20 anni.

Il 25 gennaio 1990 Silvio Berlusconi acquista Mondadori e il 1° agosto dello stesso anno ottiene l’approvazione della Legge Mammì, che legittima il monopolio in TV.

L’inizio degli anni ’90 abbiamo avuto i referendum elettorali (1991 e 1993), le elezioni (1992) e l’inchiesta di Mani Pulite. In quegli anni la lira esce dal sistema monetario europeo.

E’ questo un fatto fondamentale della crisi italiana di quegli anni, molto meno forti rispetto a quelli del boom economico.

Invadenza da parte dello Stato, la politica divenuta sempre più ingorda e i partiti sempre più affogati dalla corruzione, avrebbero fatto crescere a dismisura il debito pubblico.

Se a questo aggiungiamo il potere dei sindacati, un mercato del lavoro assolutamente “ingessato” e l’inefficienza della P.A., si capisce come l’Italia si è trovata in un momento davvero difficile.

Per poter far ripartire il nostro paese servirebbe una cura alla Tatcher, un “boom” di privatizzazioni che, però, non arriva, mentre cresce la “casta” politica e la sua forza.

Ecco dunque che la Seconda Repubblica nasce nel pieno di una crisi finanziaria, politica ed istituzionale. Il centrosinistra, in quegli anni, salva il paese in due occasioni: la prima negli anni 1992 / 93 , la seconda nel 2011 / 2012.

La situazione italiana non è ancora migliorata: l’Europa pesa, la situazione economica del vecchio continente si sente e appesantisce i già difficili conti pubblici. La Grecia ci ricorda che, per poter cambiare il destino di un paese, occorre avere coraggio: quello che gli italiani non hanno sempre, anzi. Tanti dicono che siamo un popolo di “pecoroni”.