Barriere architettoniche: a che punto è l’Italia

Quando si parla di accessibilità, purtroppo, l’Italia non è un paese all’avanguardia. Ancora oggi la vita per chi ha delle difficoltà negli spostamenti è particolarmente difficile e si fa davvero poco per cercare di agevolare l’uso dei mezzi e dei servizi pubblici, tra le altre cose.

Dalla conferenza internazionale di Stresa, 1965, dove si parlò per la prima volta di accessibilità e barriere architettoniche, fino ad oggi, il nostro paese ha fatto ben pochi passi avanti per quanto riguarda la legislazione in favore dei diversamente abili. Barriere di tipo architettonico, ma anche uditivo, sensoriale e visive sono ancora oggi all’ordine del giorno.

A farci rendere conto per bene delle necessità dei vari soggetti è il disegno della piramide dell’età: in cima troviamo una coppia di giovani, che non hanno nessun problema e che, dunque, possono salire in cima alla scala. Più in basso troviamo persone con alcune disabilità, a scendere le persone anziane e all’ultimo gradino ci sono invece le persone che si trovano su una sedia a rotelle (dall’altro lato ci sono i bambini in carrozzina).

Che cosa si fa per far sì che anche le persone che si trovano costrette più in basso sulla scala, possano salire fino in cima? Onestamente molto poco.

Diversi ospedali, ad esempio, sono off-limits per chi ha una disabilità. Basti pensare che in Italia ben 2 strutture su 3 non hanno un percorso prioritario i pazienti con difficoltà, e trattandosi di luoghi dove tutti dovrebbero avere diritto a ricevere le loro cure, questo è molto grave.

Lo stesso possiamo dire anche delle opere che sono state costruite pagando miliardi di euro, come la nuova metro di Roma, i treni regionali che attraversano in lungo e in largo il nostro paese, la filovia di Pescara, tutte strutture all’avanguardia da diversi punti di vista, tranne quello dell’accessibilità.

Alcune aziende come i produttori di montascale stanno cercando di andare controcorrente, così come lo stato che a volte propone delle agevolazioni fiscali per l’installazione di questi prodotti, ma onestamente parlando non è facile. Sembra quasi che l’idea della non accessibilità sia radicata nel nostro DNA, che non si riesce a fare un lavoro che sia realmente alla portata di tutti.

Questo ci rende un paese poco civile, è ora di cambiare questo modo di fare e di comportarsi.